Testi critici e testimonianze
Nel corso degli anni l’opera di Angelo Russo è stata accompagnata da riflessioni e letture critiche che ne hanno messo in luce la dimensione simbolica e la tensione verso una ricerca interiore. Pittura, scultura e progetti monumentali dialogano con archetipi, memoria e trasformazione, generando un linguaggio personale che intreccia arte e psicologia.
In questa sezione sono raccolti alcuni contributi critici e testimonianze che hanno accompagnato il suo percorso artistico.
Aldo Carotenuto
(Psicoanalista e saggista, tra i principali interpreti del pensiero junghiano. Docente all’Università “La Sapienza” di Roma e fondatore della sezione italiana della International Association for Analytical Psychology.)
Sinfonia d’Archi: archi inizialmente fedeli alla loro funzione di sostegno, che poi l’artista scompone in un gioco di rimandi e dissolvenze. La struttura si trasforma in piani di colore proiettati verso il cielo, generando paesaggi mitici che possiamo leggere come luoghi interiori.
In questi spazi dell’anima, ogni elemento assume la forza del simbolo: il rosone richiama la forma del mandala, quel “cerchio magico” che rappresenta l’aspirazione dell’uomo all’integrazione e all’armonia universale.
Motivi circolari, simili ai vortici di Van Gogh, tornano nella pittura di Russo come onde di colore che ruotano su sé stesse, esprimendo il desiderio umano di raggiungere la propria meta interiore. Allo stesso modo, le molteplici scalinate sospese tra cielo e terra evocano passaggi iniziatici, ponti simbolici tra materia e spirito.
In tutto il suo percorso pittorico si percepisce una tensione religiosa profonda, non solo nelle forme ma anche nella scelta cromatica, vicina alla luminosità bizantina e al misticismo poetico di Chagall.
Aldo Carotenuto
Roma, 28 novembre 1991
Andrea Alessi
(storico dell’arte)
L’artista fornisce di sé una lettura intima, personale e carnale. Riesce a rendere trasparente ciò che è materiale, fluido ciò che è solido. Angelo Russo trasporta in pittura il suo personale trattato dell’arte, affidandolo al gesto istintivo della pennellata, liquida e fluida ma al tempo stesso impermeabile e insondabile.
Affascinato dal macrocosmo, Russo non rinuncia alla minuzia, al dettaglio, al motivo decorativo. In lui la psicologia si apparenta al dato intimo fino a diventarne un tutt’uno. Due dimensioni che viaggiano parallele, contigue, di pari passo.
Andrea Alessi
Anima Alchemica – Angelo Russo
Testo critico di Rosaria Cataletto
Esistono opere che non si guardano: si attraversano. Si entra in esse come si entra in un sogno, o in una memoria che non ci appartiene soltanto. L’opera di Angelo Russo è una di queste. È una soglia. Un invito. Un richiamo a quella parte di noi che non ha voce, ma sente. Che non ha forma, ma sa.
Nel suo tratto profondo e vibrante si riconosce la mano dell’uomo che ha percorso le vie tortuose dell’anima, che ha imparato a sostare nel buio dell’inconscio e a lasciar emergere, con rispetto e silenzio, le immagini che abitano le profondità dell’essere. È il segno di uno psicanalista che, come ogni vero analista nel solco di Jung e Carotenuto, non teme il mistero ma lo ascolta, lo serve, lo onora.
La figura centrale – femminile, accogliente, potente – è l’Anima che ci abita. È colei che custodisce, che genera, che accoglie la luce e l’ombra, il dolore e la rinascita. Le linee che la avvolgono sono movimenti interiori: pulsazioni, ricordi, intuizioni. Il corpo è blu come il profondo, come la notte, come l’inizio. Il cuore è un sole ardente, forse un trauma trasformato in stella, forse un amore che ha trovato la via del centro.
C’è oro, sì. Ma non l’oro della vanità: l’oro dell’alchimia. Quello che nasce solo quando l’anima ha attraversato il piombo delle proprie ferite. Quando, come ci insegna Carotenuto, si impara a fare del dolore una possibilità di verità.
Guardando quest’opera si può provare stupore, o commozione. Si può non capire, ed è giusto così. Perché non è fatta per essere capita. È fatta per essere sentita.
E allora lasciamoci attraversare. Lasciamo che l’immagine lavori in noi, in silenzio. Come fa ogni simbolo vivo. Come fa ogni incontro autentico.
Dott.ssa Rosaria Cataletto
Psicologa e psicoterapeuta
Allieva di Aldo Carotenuto
Laura Principi
“La tua visione diventa chiara solo quando guardi dentro il tuo cuore.
Chi guarda fuori, sogna. Chi guarda dentro, si sveglia.”
(C. G. Jung)
Curare una mostra come Radici e Visioni è come immergersi in un universo parallelo in cui sogno e realtà si confondono fino a diventare inscindibili. Un universo in cui i colori e le forme che emergono dalle cornici, dai piedistalli e dalle tele seguono un viaggio immaginario – il viaggio del suo creatore – che trasporta lo spettatore in un tempo senza tempo, lasciandolo sospeso tra la certezza delle radici e la sfumatura delle visioni.
In Angelo Russo l’uomo e l’artista convergono in modo incredibile e indissolubile: conoscerlo significa conoscere le sue opere. La sua anima è la luce dell’oro, sono i colori accesi, vibranti e vivi dei suoi dipinti; le forme morbide e sinuose che emergono con delicatezza e forza riflettono la sua essenza, la sua passione e la sua fede.
Luce e ombra, chiarezza e mistero, acqua e fuoco, vita e morte: gli opposti vengono percepiti sempre in integrazione, mai in conflitto. Le opere di Angelo Russo catturano, ipnotizzano e trascinano l’osservatore dentro vortici e onde, mettendolo in contatto con la parte più profonda di sé – quella oscura e quella luminosa – nella ricerca del proprio centro, dove tutto si completa e assume un senso.
La psicologia, per Angelo Russo, è sempre stata una compagna di viaggio fedele e preziosa: trapela, chiarisce e si svela attraverso i simboli – nelle ali di una farfalla, nel volto nascosto di una maschera, nel suono vibrante e intenso di un colore, nello sguardo arcano di un occhio che appare e scompare, nelle salde e rigorose geometrie che abitano i suoi dipinti.
Non possiamo far altro, quindi, che lasciarci trasportare dallo sguardo attento e luminoso dell’artista in questo percorso espositivo potente e trascendentale, che abbraccia trent’anni di vita e di arte: un cammino a volte lieve e lineare, altre volte più tortuoso, che prende avvio dalla fede e dal profondo sentimento che lega Angelo Russo alla sua Rosa – la cui scultura a figura intera ci accoglie sulla soglia – alla quale ha dedicato una delle Macchine più belle di sempre, Sinfonia d’Archi.
Il viaggio emozionale prosegue tra le opere pervase da un alone spirituale come La Speranza, Tra la Storia e le Storie, Dolore di Madre, per arrivare alla profondità e all’introspezione dell’intensa Anima Alchemica. Da lì si procede cercando le radici più nodose e primitive – come nel Peccato Originale e nell’Archetipo del Figlio Perduto – fino alle visioni oniriche di Onde fluttuanti, Desatellizzazioni specchiate e Angeli bifronti.
Una mostra che apre uno squarcio nel cuore, nel pensiero e nella vita dell’artista, permettendo a chi osserva di compenetrarsi nelle sue stesse emozioni.
Diceva Jung a proposito dell’arte:
“Se sei una persona di talento non significa che hai vinto qualcosa, significa che hai qualcosa da offrire.”
Grazie, Angelo Russo, per avere qualcosa da offrire: emozioni vestite di luce e colore, che danzano, vibrano, volano e riescono a far risuonare anche le note mute e intime del silenzio con le corde della nostra anima.
Prof.ssa Laura Principi
Curatrice della mostra Radici e Visioni
Hanno scritto di lui
Carlo Galeotti (giornalista e saggista, direttore di Tusciaweb)
Dietro l’opera pittorica di Angelo Russo «si cela una teoria, un modo di vedere il mondo. La Psicologia analitica junghiana si veste di rossi, verdi e azzurri forti come la morte, forti come la vita. I Quadri di Russo hanno una grande complessità teorica e materiale. Le figure, spesso maschere, si intersecano a forme geometriche con colori di una lucentezza ed una solarità non immaginabili».
Francesco Mattioli (sociologo)
«Quel che sorprende, nei quadri, è la vivacità dei colori: prevale un rosso forte e sanguigno, che si alterna con un verde scuro e barocco, e un blu notte profondo; colori ad un tempo brillanti e vellutati, segnati dall’uso vigoroso del pennello».
Enrico Anselmi (critico d’arte)
«Russo tende a servirsi della pittura essenzialmente come di uno strumento grazie al quale poter trattare visivamente contenuti che, per la loro natura, conferiscono alla sua arte consonanze con principi strutturalisti. Squillanti intarsi cromatici su superfici laccate ed
iridescenti suscitano l’eco di culture orientali, nella loro riconoscibilità come “mandala”,
ovvero come spinta dell’individuo a farsi partecipe dei perfetti meccanismi dell’universo».
Salvatore Del Ciuco (scrittore, 1927–2013)
«La visione d’arte di Russo si muove in quella cerchia di nobiltà delle forme, che risponde prima di tutto ad un forte amore, alla nobiltà dell’anima. Quando Russo affonda la mano nei
suoi colori e si dispone ad entrare con la modellazione nel potere di suggestione delle
forme, docili e pieghevoli all’amorosa visione dell’intelletto e del cuore, il suo carattere
introspettivo e spesso in polemica con se stesso, s’illumina di quella felicità di ogni autentico artista. Nelle sue opere personalissime, inconfondibili, ha saputo contemperare una visione del tutto moderna alle più classiche tradizioni».
Sabrina Mechella (giornalista)
«I quadri di Angelo sono così: mai banali, ricchissimi di una moltitudine di colori che creano un insieme armonico. In particolare le opere di Angelo Russo, che esprimono leggerezza, passione, voglia di evasione, legame con le proprie radici. Sono sogni su tela, sogni bellissimi e sereni».
Lorena Paris (poetessa)
«Sono versi scritti per “l’attimo creativo”, il “kairos” che Angelo Russo conosce molto bene,
per dar vita, artista qual è, al suo tratto così particolare e distintivo, direi inconfondibile. Nelle tele egli trasfonde il suo sentire, i suoi sogni, i desideri, la sua visione delle cose che insieme si fanno espressività di forme e colori, estro elegante e inconfondibile armonia, tutti elementi peculiari della sua arte.»
Non c’è momento
dedicato
ma un’esigenza lieve
o forse breve
il tocco in superficie e in luce dell’intimo segno che conduce.
Un guscio che schiude amaro e delicato
il nido di naturalezza il filo d’oro della scelta di quel tratto
o non ancora.
Poi, il tempo che accade sapiente lo colora.
Maria Carmela di Sclafani (giornalista)
«È rarissimo che un’unione di colori molto vivaci, anzi addirittura prorompenti, non disturbi minimamente, ma sia addirittura calamitante ed indimenticabile!»
Angelo Gargiuli (artista, 1927–2019)
«Riconoscibile fra mille, l’artista Angelo Russo ha nelle sue opere uno stile individualissimo: dire che si rifà a quella scuola, o a quel nome, a tale o talaltra tendenza artistica e strutturale è sminuire la sua estrosa personalità creativa.»
Rossella Battisti (giornalista)
«A vincere è stato il bozzetto di Angelo Russo, un ricamo di linee a metà tra le architetture oniriche di Escher e la grafica di Moebius.»
Wanda Cherubini (giornalista direttore di Tusciatimes)
Tiziana Mancinelli (giornalista direttore di V Epoca)
Isabella A. Carli (giornalista)
Luigi Ceppari (giornalista)
Rita De Luca (giornalista)
Raffaella Galamini (giornalista)
Giuseppe Mascolo (giornalista)
Oreste Massolo (giornalista)
Rolando Mastrogregori (giornalista)
Annabella Morelli (giornalista)
Carlo Maria Ponzi (giornalista)
Gianpiero Romiti (giornalista),
Alvaro Spagnesi (critico d’arte)
Daniele Camilli (giornalista)